Rassegna Stampa

Adolescenti a rischio: La prevenzione aiuta

 

I dati della ricerca del CNR di Pisa (Ifc-Cnr), coordinato da Sabrina Molinaro, hanno rilevato tramite uno studio, la diffusione del gioco d’azzardo fra gli studenti tra i 15 e i 19 anni nel 2016, sottolineando in particolare una riduzione dell’impatto rispetto agli anni precedenti.

Secondo lo studio si passa dal 47% del periodo 2009-11 al 36,8% del 2016 su una popolazione di circa 1 milione di ragazzi.

Secondo la Molinaro: “Si registra anche un calo dei giocatori con un profilo di gioco definibile a rischio e problematico: i primi sono passati dal 14-15% degli anni 2009-2010 all’11% nel 2016, mentre negli stessi anni i problematici sono scesi dal 9% all’8%”

La maggior parte dei ragazzi, il 58%, non ha giocato che una volta al mese, il 24% un pò meno di una volta a settimana.

Sempre la Montanaro speiga che: “A essere coinvolti sono maggiormente i maschi, 50% contro il 30% delle coetanee, e le prevalenze in entrambi i generi crescono progressivamente con l’età. Tra i giochi scelti dagli adolescenti troviamo in prima posizione i meno dispendiosi Gratta&Vinci, preferiti anche dalle ragazze, seguiti da scommesse sportive, Bingo, Totocalcio, Lotto, New slot machine/Vlt (Video lottery terminal) e casinò on line”

Dai dati emerge che un terzo circa gioca al bar e un terzo a casa al pc. Il restante presso sale giochi e scommesse.

Qui è evidente che sussiste un mancato controllo da parte dei gestori: il gioco d’azzardo è vietato sotto i 18 anni. Se quasi il 70% ha libero accesso è perchè, come per l’acool, non vi è alcun interesse da parte dei gestori di locali a controllare.

Più difficile è il controllo del gioco online in crescita dove i controlli non sussistono. Ed è proprio qui che troviamo quelli con maggior comportamento problematico e a rischio.

Sempre secondo la ricercatrice: “Il calo della percentuale di studenti giocatori può essere attribuito all’ampliamento delle attività specifiche di prevenzione operate da scuola, famiglia e altre agenzie responsabili dell’educazione dei giovani” a dimostrazione che le attività di prevenzione aiutano a ridurre drasticamente il problema con un calo del 20% di ragazzi giocatori.

Fonte: Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa

 

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